“Tornanza”: una nuova, lusinghiera parola | Amici di Capracotta

“Tornanza”: una nuova, lusinghiera parola

Prato Gentile (Capracotta). Foto: Pasquale Castaldi (2022)

Cercando di approfondire le complesse ragioni che sostengono il grave spopolamento dei piccoli centri urbani, specie quelli di montagna come Capracotta, mi ero imbattuto in diverse parole inedite che sono poi entrate a far parte del linguaggio corrente; sempre più spesso infatti, e non solo nelle pubblicazioni scientifiche, si ritrovano vocaboli come  “Erranza” e “Restanza” e di essi il primo indica non tanto la classica emigrazione, quanto e soprattutto una diversa, più recente tendenza ad abbandonare il proprio luogo di nascita per la volontà o il desiderio di stabilirsi in sedi diverse, spesso lontane in Italia o all’estero, e di cogliere nuove opportunità di lavoro o anche semplicemente per dare spazio alle proprie aspirazioni.

La seconda parola invece, certamente più sconosciuta, indica quella categoria di persone che, per le motivazioni più disparate ma talora senza una precisa ragione, sono rimaste stabilmente ancorate alla piccola realtà del paese di nascita e alle proprie radici; a tale riguardo, sono sorprendenti le dinamiche sociologiche che caratterizzano questi nuovi modelli, tanto più scoprendone aspetti di comportamento paradossalmente sovrapponibili tra i due gruppi.

Per me sono stati molto illuminanti alcuni, importanti testi del sociologo Vito Teti, anch’essi ispirati al grave problema dello spopolamento nella sua regione; secondo la Fondazione  Migrantes della Conferenza episcopale italiana è tuttora preoccupante la crescita in percentuale di coloro, specie tra i giovani, che vanno via dall’Italia, ma si registra anche il fenomeno opposto; tra il 2012 e il 2022, infatti, il numero dei cittadini italiani rimpatriati dall’estero è più che raddoppiato: dai 29 mila nel 2012 ai 75 mila nel 2021 (+154%).

    Le ragioni di quest’ultimo fenomeno sono numerose e molto soggettive, ma certamente hanno influito le agevolazioni introdotte dal governo, mentre sono in tanti a ritenere che più dei vantaggi fiscali sarebbe soprattutto importante il miglioramento dei servizi per le famiglie; con tutto ciò, non mi era mai capitato di sentir pronunciare la parola “Tornanza” che ho scoperto, invece lo scorso mese leggendo un articolo a firma di Rossana Campisi, nell’inserto settimanale del quotidiano “Il Corriere della Sera” (18-1-2025).

Ed è stata grande la sorpresa di apprendere che questo sostantivo, certamente uno dei più recenti neologismi derivati dal verbo tornare, è già stato recepito dall’ Enciclopedia Treccani; naturale, perciò, il desiderio di approfondire questo argomento e la mia curiosità è andata crescendo fin dalle prime righe di quell’articolo. Vi si racconta infatti di un piccolo comune delle Madonìe, in Sicilia, dove i giovani che vi ritornano per le vacanze si cimentano nel tentativo di riconoscersi reciprocamente risalendo al soprannome della famiglia di appartenenza, spesso ormai sradicata da quel territorio.

È stato quindi istintivo da parte mia ricordare che anche a Capracotta, avviene in fondo la stessa cosa perché anno dopo anno, come sottolinea la giornalista, i migranti o meglio, gli erranti, ridiventano stranieri nel proprio paese di origine; da nessuna parte forse, come da noi, si sta facendo il lodevole tentativo di ricostruire la storia dei diversi ceppi famigliari partendo dai tanti, spesso fantasiosi soprannomi.

E’ inevitabile, comunque, che siano in molti a chiedere ai giovani del loro cognome e da quale famiglia discendano, spesso persino correndo il rischio di annoiarli oltremodo; dell’inserto che citavo, tuttavia, mi ha molto colpito l’espressione “epoca della tornanza” nel senso che sta forse iniziando una nuova stagione in cui diverse persone, talora anche non giovanissime, decidono di fare ritorno alle proprie radici e colpisce il fatto che lo facciano magari dopo aver raggiunto invidiabili traguardi di lavoro e di carriera.

Con queste premesse ha preso il via tutta una serie di iniziative culturali e pratiche che si pongono l’obbiettivo di innescare e favorire un circuito virtuoso, teoricamente fonte di vantaggi reciproci tra tornanti e restanti; secondo le parole testuali di Rossana Campisi:

   “Chi torna sa che non può trovare ciò che ha lasciato altrove, ma che può portare modernità; chi resta, invece, deve reperire le risorse necessarie, ma anche le motivazioni per realizzare i progetti, e questa energia potrà appunto arrivargli dai cervelli in fuga che ritornano a casa”.  

Così:

   “La stessa fuga dei cervelli può non apparire più come un fenomeno solo negativo e irreversibile, ma come una forza potenziale…

 …Eccola, la Tornanza: un movimento di rinascita dei territori che parte dall’innesto tra chi, dopo aver viaggiato, decide di tornare nel paese d’origine e mettere a frutto la propria conoscenza, e chi è rimasto: cioè tra il tornante e il restante” (Huffpost 2024)

La mia impressione e la mia speranza, perciò, è che ci siano le premesse di alcuni importanti programmi che potrebbero rivelarsi in grado di contrastare il grave spopolamento che dicevo; sembra anzi darne garanzia la tipologia di connazionali che, fino ad ora, vi hanno aderito entusiasti, ma sarebbero necessarie molte pagine per raccontarne le storie più significative.

Essi, a mio giudizio, meritano comunque il lusinghiero appellativo di “tornanti” che sembra quasi tradurre lo sforzo necessario a ripercorrere in salita le tortuose curve della strada per il ritorno in paese: anch’esse, guarda caso, definite “tornanti”.

Non possiedo ora le informazioni necessarie né, tanto meno, la competenza per approfondire queste tematiche, ma è confortante che si vada creando un vero e proprio circuito di interconnessione tra le istituzioni e i soggetti interessati; è soprattutto augurabile un diverso, rinnovato impegno politico cui peraltro, che io sappia, non si sta sottraendo la nostra piccola regione Molise che in 20 anni ha perduto, più di 31mila residenti. Per quanto attiene le statistiche demografiche di Capracotta, dagli oltre 5.000 abitanti all’inizio del secolo scorso, si è giunti ai poco più di 700 attuali ma è consolante, che, almeno in ambito nazionale, per la prima volta sia stata registrata una significativa flessione di questo triste fenomeno; restano purtroppo inquietanti alcune previsioni sociologiche secondo cui, almeno nel Centro-Sud Italia, occorreranno almeno 20 anni perché si inverta stabilmente questa tendenza.

Mi piace tuttavia sperare che anche nel nostro caro paese si faccia di tutto e da parte di tutti per raggiungere le condizioni necessarie a favorire la “stagione della tornanza”: di cui si comincia forse a registrare qualche lodevole iniziativa; consola moltissimo, tra l’altro, aver appreso in questi giorni che Capracotta, insieme ad altri due soli comuni del Molise, ha superato la valutazione di “Plastic Free Onlus” per la sua ammirevole lotta contro gli abbandoni illeciti, per le opere di sensibilizzazione sul territorio e per l’impegno nella gestione virtuosa dei rifiuti urbani.

Così, ricordando che vi sono nato nel tremendo periodo del secondo conflitto mondiale, faccio voti affinché, sia pure in un contesto antropologico assai diverso e in rapida trasformazione, risuonino come una lusinghiera profezia le parole che mia madre Cesarina scrisse nell’immediato dopoguerra:  

   “L’alacre operosità dei cittadini di Capracotta ha fatto sì sì che in pochi anni il paese che la guerra aveva ridotto un cumulo di macerie, tornasse ad essere bello e ridente come e più di prima”;

come non augurarsi, perciò, che dopo 80 anni, siano proprio i “tornanti” a regalarci un prodigio altrettanto grande?

Aldo Trotta